Gli errori che un copywriter non deve commettere

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Il lavoro della scrittura sul web, anche detto copywriting ha un fascino senza eguali. Non solo è stimolante e innovativo, ma apre gli orizzonti a cose sino ad ora sconosciute. Ovviamente è facile catalogarlo come un semplice lavoro da remoto adatto a chi ama scrivere. Dietro quest’attività c’è molto altro, obiettivi, requisiti e caratteristiche che dovrebbero fare la differenza e attirare sempre più utenti.

Se si considera la propria attività di copywriter come una mera elaborazione di testi stiamo già commettendo il primo di una serie di fatidici errori. Sbagli che potrebbero comportare al mancato successo e rendere le proprie abilita come statiche e plastiche.

Un writer di successo deve sapere quali sono gli errori da non commettere, non solo per la sua reputazione, difficile da costruire e facile da distruggere, ma anche per favorire il business in cui eventualmente si è impergolato. Cerchiamo dunque di capire nell’insieme quali sono gli errori che un copywriter non deve commettere.

Gli obiettivi precisi: se mancanti il lavoro è vano

L’obiettivo del copywriting è quello di descrivere strategicamente qualcosa con contenuti originali ed orientati. Ed è proprio questo il punto: in quanti sanno davvero che c’è un obiettivo da perseguire dietro il loro operato?

Per raggiungere un simile grado di abilita c’è bisogno di svolgere un’indagine preliminare, accurata. Una ricerca cioè che possa portare a stabilirsi dei traguardi da raggiungere. Per ogni azione irrimediabilmente deve esserci una positiva reazione, ovvero quella dell’utente. Altrimenti si rischia che l’intero progetto vada in fumo.

Affinché si possano individuare i giusti obiettivi bisogna sapere chi sarà il target di lettori, e a cosa potrebbero o meno interessarsi. Solo così abbiamo più ampia probabilità di successo. Nello specifico, bisogna aver bene a mente a chi ci si vuole rivolgere, quale stile di scrittura adottare e quali contenuti elaborare.

Sentimenti o raziocinio: quale far prevalere?

I sentimenti si oppongono sempre al raziocinio, per cui quale far prevalere? Rispondere a questa domanda potrebbe essere fuorviante, in virtù del fatto che tutto dipende da abitudini e preferenze del pubblico e DW come esso stesso si pone ai contenuti. Il copywriter deve imparare anche ad osservare ciò e cambiare rotta qualora le circostanze lo richiedano. In caso contrario, ovviamente, il contenuto resta fine a sé stesso, ovvero sarà inutile.

Al di là delle preferenze poi, è bene considerare anche l’idea di preferire sia la scrittura emotiva sia quella razionale. Variare nell’uno o nell’altro verso a seconda della tematica affrontata potrebbe essere un punto a vantaggio per il successo. In tal modo si avranno testi diversi, versatili, stuzzicanti e pronti per il successo.

Scrivere difficile: no a lessico troppo ampolloso

Tra gli errori molto frequenti di un copywriter c’è la scrittura e il suo stile. In molti credono che per dimostrare le proprie competenze si debba scrivere in maniera aulica. Non c’è nulla di più sbagliato. La gente ama leggere con semplicità, testi scorrevoli, discorsi che filano. Che il copywriter sia colto è un dato di fatto, altrimenti non potrebbe fare questo lavoro.

Il suggerimento pertanto è di adattare lo stile di scrittura al target di utenti e all’argomento che si tratta. Paroloni ampollosi e artefatti renderebbero pesante tutto il filo del discorso.

Si può spiegare un concetto anche contermini semplici, ben abbinati, grammaticalmente corretti ma sommariamente comprensibili da chiunque.

Quando i contenuti sono troppo generici

Un cane che si morde la coda. Questo a volte appaiono i testi di copywriting. Girare e rigirare il discorso senza andare al nocciolo della questione. Altro errore comune che fa perdere punti.

Anzi, affinché un blog possa ben posizionarsi, c’è bisogno di articoli armoniosi, che trattino l’argomento in maniera mirata, con uno stile pulito e senza ripetizioni inutili, per allungare la chiacchiera inutilmente.

Il solo scopo è quello di far comprendere il lettore che abbiamo a mente le sue esigenze e che siamo lì per offrigli la soluzione. Non va bene occuparsi dell’argomento in modo generico, magari prima approfondiamo per noi stessi e poi spieghiamo semplicemente come comportarsi sul da farsi.

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